Analisi di Stabilità


Come accennato in precedenza, le analisi sono state effettuate con riferimento agli stati limite ultimi (SLU), così come definiti nell’Aggiornamento delle Norme Tecniche per le Costruzioni (NTC 2018). Nel caso specifico è stato considerato lo stato limite ultimo di collasso, che si attinge quando nel pendio insorge un fenomeno di stabilità globale del terreno e delle strutture che insistono su di esso, per effetto di un meccanismo di rottura che si sviluppa lungo una superficie continua ed emergente sul pendio, in grado di isolare un volume di terreno soggetto a deformazioni e spostamenti, le cui entità e velocità dipendono dalle condizioni iniziali e dalle proprietà del terreno.
Con riferimento allo stato di progetto le verifiche sono state effettuate, sia in condizioni statiche che in condizioni sismiche adoperando i coefficienti parziali γF sulle azioni e γM sui parametri caratteristici dei terreni coinvolti come descritto in precedenza.
La restituzione delle analisi di stabilità viene rappresentata in forma grafica, ove per la sezione di progetto, si individua il coefficiente di sicurezza R ricavato con il metodo di Morgestern e Price, e la superficie di scorrimento a cui compete il coefficiente di sicurezza minimo. La verifica in condizione statica risulta soddisfatta quando R  1.1, avendo applicato nella fase di input i coefficienti di sicurezza parziali sui parametri di resistenza. La verifica in condizione sismica risulta soddisfatta quando R  1.2, avendo applicato nella fase di input i coefficienti di sicurezza parziali pari ad uno sui parametri di resistenza. In particolare sono state verificate le Sezioni : Sez. E – Sez. M – Sez. R1 e la sezione trasversale n. 1 che interessa il fronte di cava sito a confine tra la Cava CECA e la Cava SEMAC (Vedi stralcio planimetrico sotto riportato, in rosso è indicata la sezione lungo la quale è stata eseguita la verifica di stabilità).

Considerazioni conclusive


L’art. 52, comma 1, del decreto legislativo 25 novembre 1996, n. 624, impone l’obbligo di predisporre, prima dell’inizio dei lavori di coltivazione, una relazione di stabilità dei fronti, che definisca l’altezza e la pendenza dei fronti di coltivazione e dei terreni di copertura nonché il metodo di coltivazione impiegato. Tale elaborato, la cui prima redazione, deve intendersi contestuale con quella del DSS e che comunque può essere integralmente in esso contenuta, deve essere aggiornata annualmente.
In effetti, trattandosi di attività estrattive che di per sé comportano una continua trasformazione dei luoghi, il legislatore, introducendo il concetto di aggiornamento annuale, ha sottolineato la natura dinamica dell’ambiente di lavoro e del medesimo documento, che stante quanto chiarito con circolare successiva n. 600524 del 26/05/1997 va aggiornato a seguito di modifiche dei luoghi di lavoro rilevanti per la sicurezza, di eventi (infortuni, incidenti, variazione litologiche significative, ecc.) che abbiano evidenziato la presenza di rischi non previsti o l’inadeguatezza di misure di prevenzione, di possibilità fornite dal progresso tecnico di ridurre o eliminare alcuni rischi, nonché di osservazioni e proposte ricevute nelle riunioni di prevenzione e protezione dai rischi e/o derivanti dalle operazioni di monitoraggio e controllo dell’attività.
In sostanza, la relazione di aggiornamento annuale sulla stabilità dei fronti, rileva in primo luogo le eventuali mutazioni geologiche, geomorfologiche e idrogeologiche rispetto a quanto emerso sia dalla relazione progettuale che dalle successive elaborazioni della stabilità dei fronti realizzate negli anni successivi. La relazione dovrà pertanto, valutare, in funzione della natura e dello


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