Nel complesso il calcare, come riportato in precedenza, evidenzia una stratificazione molto articolata, spesso a franapoggio, il grado di fratturazione apparentemente elevato è attribuibile in parte alle caratteristiche primarie tipiche di questa litologia ed in parte alla tecnica di scavo con esplosivo che genera piccole discontinuità ad orientamento casuale e tende a degradare le porzioni più superficiali delle scarpate di scavo. Le discontinuità maggiori sono rappresentate da fratture che mostrano, talvolta, tracce di ossidazione o limitati processi di carsificazione più frequenti in quella che è stata definita “zona Orientale – Cava INECA s.p.a. (ex F.lli Di Palo)” e “zona Occidenle – lungo il confine delle Cave Ceca e Semac.
Per quanto riguarda la tipologia di discontinuità si rileva, quasi omogeneamente, lungo tutto il fronte delle tre cave la presenza di fratture, talvolta aperte e carsificate, una maggiore abbondanza è stata rilevata nella zona dove l’ammasso risulta in generale più detensionato. Proprio quest’ultima caratteristica, è quella che differenzia maggiormente le zone geomeccaniche considerate. In base alla sola giacitura delle discontinuità le due zone possono essere considerate sostanzialmente omogenee.
Durante gli innumerevoli sopralluoghi ed incontri con la committenza e gli altri tecnici non sono mancate precipitazioni intense. L’ammasso roccioso, nel complesso è sempre apparso secco in affioramento. Fenomeni di flusso sono stati osservati in corrispondenza delle maggiori discontinuità in forma di sgocciolamento solo nelle ore immediatamente successive una precipitazione. In generale, non si nota un aumento delle portate avvicinandosi alla base dell’attuale versante artificiale né anomale concentrazioni riconducibili alla presenza di barriere caratterizzate da ridotta permeabilità.

Fascia cataclasata sulla parete occidentale a confine con le proprietà CECA – SEMAC, con strati a franapoggio visibili sul fronte della cava: la geometria del fronte e le caratteristiche strutturali dell’ammasso sono state derivate da rilievi di dettaglio operati in sito. In particolare, nel modello sono stati riprodotti due sets principali di discontinuità, quello subparallelo al fronte della cava e quello costituito dai giunti di stratificazione sub-orizzontali con giacitura a franapoggio. Inoltre, è stata altresì introdotta nel modello una direttrice di faglie sub-verticali, ubicate a pochi metri dal ciglio del fronte.

Molto probabilmente, la circolazione idrica all’interno dell’ammasso si concentra lungo le discontinuità principali caratterizzate da elevata persistenza, maggiore apertura e/o locale maggior grado di fratturazione. Data l’omogeneità dell’ammasso e l’assenza di limiti impermeabili, il flusso è certamente diretto verso il basso fino a quote inferiori a quella della pianura circostante. Nel piazzale di cava è stata osservata la presenza di ristagni temporanei che sono dovuti alla concentrazione delle acque di superficie piuttosto che alla venuta a giorno della superficie freatica.
Nel caso della cava in parola le operazioni di scavo procedono, da alcune decine di anni, lungo i versanti artificiali di scavo che sono caratterizzati da orientazione variabile e sviluppo verticale che raggiunge i 25 – 30 metri ca.. L’ampliamento in progetto prevede l’arretramento delle scarpate di scavo ed un conseguente allargamento dell’area di cava. I nuovi versanti artificiali avranno uno sviluppo verticale notevolmente minore degli attuali e pendenze medie decisamente inferiori. Le condizioni di stabilità delle attuali scarpate di scavo sono, nel complesso, alquanto soddisfacenti e testimoniano la compatibilità tra le caratteristiche meccaniche dell’ammasso roccioso e le geometrie di scavo finora adottate. Le analisi hanno preso in considerazione le condizioni relativamente più sfavorevoli (massima altezza dei pendii artificiali) tra tutte quelle che si presenteranno durante le operazioni di scavo. Sono inoltre state considerate alcune sezioni rappresentative della situazione al termine dei lavori di scavo, quando il pendio verrà rimodellato tramite utilizzo di ghiaietto calcareo, limi, materiale tufaceo rimaneggiato ed il terreno agrario (Vedi foto 5 – 6 e 7).

Microgradoni realizzati nei primi 9 anni di attività del Consorzio: il nuovo profilo del versante presenta pendenze inferiori ai 45°/50°, pendenza pienamente compatibile con le caratteristiche geotecniche e strutturali del fronte di cava, con coefficiente di sicurezza abbondantemente superiore all’unità, anche in fase sismica (FC = 1,43 – 1,50 – 2,83).

Nel seguito vengono brevemente esaminati i meccanismi di instabilità a cui si è fatto cenno e riportate le relative analisi numeriche dei fronti coltivati alla data del 31/12/2021, eseguite lungo tre sezioni dello stato di fatto (aggiornamento rilievo aereofotogrammetrico). La prima parte delle analisi consiste proprio nella verifica cinematica dei meccanismi di instabilità dei versanti in roccia che ha preso in considerazione i seguenti casi:

  • scorrimento planare su un piano di discontinuità;
  • scorrimento a cuneo su due piani di discontinuità;
  • ribaltamento diretto.
    Queste tipologie di fenomeni di instabilità si sviluppano a causa della rottura e del movimento lungo una pre-esistente discontinuità dell’ammasso roccioso (mezzo discontinuo). In pratica, essendo la roccia intatta molto più resistente delle discontinuità, si ipotizza che un’eventuale rottura possa propagarsi solamente lungo queste ultime. Pertanto, ai fini delle analisi è stata considerata l’orientazione delle scarpate al termine delle operazioni di scavo. Esse formeranno un anfiteatro in pianta, e saranno caratterizzate dalle seguenti orientazioni: versante principale di scavo con direzione di immersione NS variabile tra 40 e 45°; per quanto riguarda le pendenze, è stato preso in considerazione il valore medio complessivo 45° ed il valore massimo corrispondente all’inclinazione del singolo gradone 90°.

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